Buon compleanno Mrs Pandemia

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Dal divano alla guerra, l’escalation tutta individuale

A poco meno di due anni dall’inizio della Pandemia da Covid-19, momento che, solo 10 giorni fa, avremmo definito storico, catastrofico e inimmaginabile, ecco che ci troviamo dinnanzi ad una specie di fine del mondo annunciata, graduale, spiegata e atroce. Quel che appare avvilente dal mio punto di vista, è che non si tratta né di invasioni ufo, né di danni provocati dal 5G, né di conseguenze da esplosione batteriologica, tipo film fantascientifico, ma parliamo di una tra le più vecchie questioni del mondo: la guerra.

Una novecentesca visione che ci fa rimbalzare dal divano digitale all’impreparazione più totale sul senso di comunità.

Questo blog nasce proprio nel 2020, da una me catturata dal desiderio di cambiare il modo di vedermi: donna adulta, consapevole e professionista. Come probabilmente è accaduto a molte altre persone, in quella prima settimana di marzo del ’20 e in una raffica di notizie, immagini e situazioni fuori controllo, si sono sbloccati ricordi, azioni e, non so ancora bene cos’altro, che mi hanno portato a vedere la vita dall’alto. Ogni passaggio mi sembrava come una rete intessuta con dovizia e senso logico, mentre di quel mio percorso, considerato sempre a zig zag, non vedevo più le deviazioni, ma solo ed esclusivamente i punti di connessione, tutti con un senso dannatamente coerente.

In un sostanziale rebranding di me stessa, tutto ha avuto inizio con la riflessione semiotica sul “Ribaltamento della realtà“, nata dal saggio del caro prof. Dinoi e dall’immaginario composto durante i fatti dell’11 settembre e paragonato a quella roba incomprensibile che sembrava il corona virus in quel momento.

È proprio da lì che riparto anche oggi.

In quel momento guardavo un mondo basato su di me quindi, sul mio individualismo, il mio modo di vedere e la mia reazione a qualcosa, impossibile da decriptare. Tutto era davvero chiuso in un divano in cui chiunque, in un modo o in un altro, è stato costretto alla staticità.

In questa situazione abbiamo coltivato l’individualismo tanto quanto l’incapacità di confrontarci.

Oggi invece che cosa avviene? Dopo due anni in cui la comunicazione in molti casi ha dato il peggio di sé, i politici anche e la gente ha dissolto ogni barlume di senso di comunità?

Questo è quello che mi martella da dieci giorni a questa parte. Nei milioni di slogan che vedo passare: “No alla NATO”, “si alla Pace”, “ok la Russia ma anche l’Ucraina” e mi fermo per rispetto. Colgo solo un’immensa incapacità di confronto.

Purtroppo oggi con parametri storici, comunicativi e politici ben chiari, mi ritrovo a guardare l’invasione russa dell’Ucraina, con maggiore senso straniante, ma allo stesso tempo, con molti più punti di riferimento inquietanti per leggere la situazione. Ancora una volta vedo il ribaltamento della realtà e come sempre cerco di riordinare.

Il giorno in cui il contenuto reale diventò comunicazione strategica

Il titolo che hai appena letto in realtà non esiste, è solo un’aspirazione, anzi è stato un desiderio lanciato proprio quando leggevo dal divano lo sconvolgimento pandemico. In quel momento ho pensato che i nuovi canoni della narrazione, della comunicazione e del web potessero rendere il nostro mondo moderno e vero. Cercavo di dare, al web principalmente, un ruolo maturo e consapevole, lo vedevo lanciato come strumento democratico che avrebbe tracciato la via di un nuovo progressismo lontano dai parametri storici del passato.

Poi però c’è stato l’assalto a Capitol Hill, la Ferragni che fa arrivare Michelin e Fedez sul podio di Sanremo 2021 sfoderando i sui potenti followers e poi, un racconto miserabile sui vaccini contro il contagio da Covid 19.

Ci sono state milioni di cose riprovevoli, false, manovrate, ingigantite, sintetizzate male, sia fuori che dentro il web, senza elencarli, mi sono resa conto che in realtà la mia era pura utopia.

Dopo due anni stanchi, timorosi, arrabbiati in cui per insofferenza e per senso di frustrazione, abbiamo fatto i corsi accelerati di virologia sul La7, provato a fare storytelling di tutto lo scibile umano, realizzato e condannato allo stesso tempo la propaganda politica. Ora è arrivato un dittatore, tra i tanti in vita nel mondo contemporaneo, che mi ha fatto capire che in 34 anni non ho mai lavorato abbastanza per tenermi gelosamente stretta la mia libertà e che con lo strumento più vecchio di sempre mi ha devastato ogni filantropica convinzione.

Che cosa intendo? Che noi stessi, società civile, sbigottiti difronte a quanto stiamo assistendo nel cuore dell’Europa, abbiamo in qualche forma contribuito a realizzarlo. Non approfondendo, evitando il confronto, accontentandoci della versione più comoda, dimenticando che la stessa cosa era avvenuta altrove, un po’ più in là; tutti quanti abbiamo consegnato alla comunicazione un ruolo potentissimo senza che essa avesse alcuna maturità. Più precisamente le sempre verdi “nozze con i fichi secchi” dell’intelletto.

La narrazione di questa guerra

Qualcuno parla di poetica della guerra, è un tema per me molto affascinante se non fosse davvero insidioso, c’è qualcuno che ha avuto però la capacità di farlo e sintetizzarlo, l’ho letta e mi ha dato uno spunto insolito, lo consiglio per approfondire.

Trovo tuttavia che la cosa più importante della poetica attutale e del modo di guardare, resistere e fare questa guerra siano le molteplici possibilità che abbiamo a disposizione. Quelle possibilità che noi società civile libera avremmo dovuto utilizzare per difenderci, ben prima dell’attacco all’Ucraina, forse già dalla guerra in Georgia e in Crimea.

Per il momento mi piace pensare che riusciremo a fare in modo che questa guerra si combatta anche con la comunicazione e con il web, senza aver paura della parola propaganda, ma avendo la consapevolezza del suo significato:

Propaganda

/pro-pa-gàn-da/

sostantivo femminile

Azione intesa a conquistare il favore o l’adesione di un pubblico sempre più vasto mediante ogni mezzo idoneo a influire sulla psicologia collettiva e sul comportamento delle masse.”p. religiosa”.

Spesso il termine può polemicamente alludere a grossolane deformazioni o falsificazioni di notizie o dati, diffuse nel tentativo di influenzare l’opinione pubblica.”è tutta p.!”

Dal mio punto di vista, ci sono contributi interessanti in questo senso: chi sta agendo bene, non grossolanamente e senza falsificazioni, è l’Europa, compatta per la prima volta in una comunicazione unanime, mossa giustamente dal terrore nucleare da una parte e, in virtù della tutela delle democrazie, dall’altra. Non possiamo però dimenticare che oggettivamente doveva farlo molto prima.

Lo sta facendo bene Anonymous con i cyberg attacchi ai siti russi, ma di cui non nego di aver timore, soprattutto se penso a questa organizzazione al di fuori della guerra e alle loro straordinarie capacità. Mi chiedo hanno un’etica? Oppure è guerriglia pura. Domani, se dovessimo uscire da questa situazione (sicuramente peggiori), mi occuperei di questo e approfondirei il contesto e l’humus ambientale dai cui Anonymous proviene.

Lo sta facendo bene Zelenskyj, uno storyteller da paura. Mi ha colpito moltissimo, ha fatto breccia nei cuori di molti, ha parlato all’USA e all’Europa usando i media magistralmente. Dopotutto ha innegabilmente il contenuto.

Detto ciò approfondirei anche il suo atteggiamento, si tratta di populismo? Indagherei tra quelle pieghe di atteggiamenti che me lo riportano alla mente come una specie di frullato perfetto tra un Salvini coerente e un Renzi meno spocchioso. Lontana anni luce dall’analisi politica su Zelenskyj, l’idea che mi sono fatta è che dopo Putin, che ha fatto il bello e il cattivo tempo sin dal 2008, abbiamo l’obbligo come comunità europea, mondiale e democratica, di non sottovalutare più nulla, nessun movimento. Nessun cambiamento politico o transizione può essere trascurato, ma va analizzato approfondito e integrato alla democrazia e alla carta dei diritti dell’umanità con un processo condiviso.

Le mie Irrilevanze sono queste, quei piccoli dettagli che oggi in questa guerra tendiamo a dimenticare, o non abbiamo tempo di capire. Tuttavia la storia spesso si basa su di esse, sulla concatenazione di eventi e situazioni che appaiono irrilevanti nel nostro giardino protetto e che invece poi sono in grado di iniettare veleno sulla libertà umana.

Ancora una volta abbiamo una possibilità, abbiamo sempre una possibilità nel mondo libero, possiamo raccontare la verità sull’Ucraina e sulla sua indipendenza, possiamo studiare e raccontare l’Afghanistan, la Siria, la striscia di Gaza, possiamo raccontare una storia, possiamo accogliere gli uomini, le donne e i bambini che verranno nelle nostre terre, possiamo evitare di sottovalutare, possiamo evitare di “non occuparcene” possiamo essere comunità e rispettare il diritto e la possibilità di essere persone libere. Tutto questo lo possiamo fare solo con la verità, con l’etica, con l’analisi e con lo studio, mai con l’approssimazione e l’inganno.

Dal divano alla guerra nucleare il passo è tragico e siamo tutti molto impreparati.

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